Il napoletano e il campano in generale è una fonte inesauribile di intercalari straordinari.
Il chitammuort da noi si dice chitemmù. Anche solo per salutare un amico. Ué, KTM!



L'altro risponde kitestramù!
Un altro saluto moooolto colorito e Pesc au cul. L'altro risponde Caramell p'a toss, a te e sorta gross!
Oppure 'ndocul. Risposta: 'ndostracul.
Credo che non ci sia bisogno di traduzione.
Alla fine della fiera non l'ho mai sentito. Ho imparato una cosa nuova. Almeno so cosa significa se dovessero chiedermelo.
Da noi è Che è? Oppure Che si dic?
La risposta è: Che le sarde si mangiano le alic e tutti quanti sono più felic!
Per dire che non c'è nessuna novità.
Tutto a posto? = Tuttappó?
Diciamo di sì = eh, nu poc alla banc e nu poc alla post e u rist ( il rimanente) ai giostr ( alle giostre. Essendo molto antico come detto, forse risale ai tempi in cui le giostre venivano una volta all'anno per la festa di Sant'Anna, che è la chiesa dei "terrazzani", coloro che, per tirare avanti, andavano per le campagne a raccogliere piante erbacee spontanee commestibili che poi avrebbero venduto in piazzetta. Non disdegnavano di derubare nelle grandi coltivazioni di ortaggi, ma roba di pochi chili, sempre per racimolare qualche soldo.
Se avanzava qualcosa, lo conservavano per le giostre.)